| Paolo Palmacci | |
| noto anche con lo pseudonimo Paul Shiva | |
| Attività: artista multimediale, musicista, editore, agitatore culturale e archivista | |
| Nazionalità | 🇮🇹 Italiana |
|---|---|
| Nascita | 1964 |
| Genere | Punk, no wave, dark, industrial |
| Periodo di attività musicale | 1980 – in attività |
| Album pubblicati | 2 (vedi discografia) |
Paolo Palmacci, noto anche con lo pseudonimo Paul Shiva (1964), è un artista multimediale, musicista ed editore, agitatore culturale e archivista italiano, attivo nella scena punk e underground italiana dai primi anni 1980; negli anni duemila ha operato come artista nei mondi virtuali con lo pseudonimo Neupaul Palen ed è l'ideatore del progetto multimediale Capit Mundi? e dell'archivio online FanziNet, dedicato alla mappatura delle fanzine italiane degli anni ottanta.[1][2][3][4]
Palmacci si è formato all'interno della scena punk e post-punk italiana dei primi anni ottanta, nell'area di Latina.[3][5] In quel periodo ha dato vita a una serie di formazioni musicali di ambito strettamente underground — Negative Existence, fondata nel 1981 e ridenominata No Existence nel 1985, The Bathroom Flowers (noti anche come Fiori del Cesso) nel 1988 e Hard Score Rage (noti anche come Scoreggia Dura) nel 1990[6] — attraversando le contaminazioni fra punk, no wave, dark e musica industriale.[3][5][7] Ha collocato il proprio debutto dal vivo il 17 maggio 1982, con i suoi Negative Existence come gruppo spalla dei Muddy Boys.[8] Ripensando a quegli anni, si è definito più un «agitatore» che un musicista in senso stretto, chiave di lettura che riconduce anche alla sua attività successiva.[3] Nel marzo 1986 pubblicò con i No Existence il demotape The Bathos, autoprodotto su musicassetta per la Inesistent Produzioni — sigla che curò diverse compilation su nastro.[9][10] Il nastro fu recensito da Dopo, che ne indicò l'essenzialità come tratto dominante — chitarra, basso e sintetizzatore, con la voce non sempre presente — accostandolo alle soluzioni sonore degli Young Marble Giants,[11] e da Rattlesnake Arena, che ne sottolineò invece la varietà, distinguendo fra episodi di impianto più melodico e altri di impronta rumoristica, e rilevava la condizione di isolamento in cui il gruppo si trovava a operare.[9] Fra il 1986 e il 1988 la formazione ricevette attenzione ricorrente dalla stampa di settore dell'epoca — oltre alle due citate, le fanzine Plastica, Quo Vadis, Urlo e Ossigeno — con giudizi marcatamente discordi: alle stroncature, che ne lamentavano la staticità e la grezzezza, si alternarono valutazioni entusiaste, fino a definire The Bathos un capolavoro e il gruppo uno dei più difficili della scena locale; ricorrenti i riferimenti ai Joy Division e alla musica ripetitiva.[12][13][14][15][16] Una recensione dal vivo apparsa su Ossigeno riferì che l'esibizione del gruppo al Cinema Teatro Tirreno di Latina, il 28 dicembre 1987, fu accolta dai fischi del pubblico.[16] Il nastro è stato ristampato, a distanza di quarant'anni esatti, nel 2026 dall'etichetta finlandese Bestial Burst su CD (numero di catalogo BeBu-231).[17][18][19] Nel gennaio 1989 il gruppo fu citato fra le formazioni attive nella scena rock pontina in un servizio a piena pagina del quotidiano Latina Oggi.[20] Poche settimane prima, il 28 dicembre 1988, i The Bathroom Flowers avevano preso parte a una rassegna di gruppi underground della provincia al Cinema Teatro Tirreno di Latina, promossa dall'ARCI Nova con Teleradio Latina, dove erano presentati come esponenti dell'ala più dura del nuovo rock latinense, di tendenza blues e di influenza hendrixiana.[21] Nel settembre 1989 i The Bathroom Flowers, presentati come gruppo di Terracina, furono una delle due formazioni locali invitate a Estivia Rock '89, quattro serate dedicate al rock underground italiano allestite in piazza del Popolo a Latina nell'ambito del cartellone Latina Estate '89 e con il patrocinio del Comune; il gruppo salì sul palco sabato 9 settembre e a esso il quotidiano Il Tempo intitolò il proprio resoconto della rassegna.[22] Secondo la sua ricostruzione, l'ultima esibizione con The Bathroom Flowers risale al 1º ottobre 1989 a Latina,[3] mentre il suo ultimo concerto si tenne il 31 agosto 1990 a Norma, nell'ambito di una rassegna rock inserita nei festeggiamenti per la Madonna del Rifugio, sotto il nome Hard Score Rage.[7][23]
Secondo quanto dichiarato in alcune interviste, dopo l'esperienza musicale degli anni ottanta Palmacci ha spostato la propria attività verso la multimedialità, il web, i mondi virtuali (tra cui Second Life) e i blog, ambiti che descrive come un ampliamento del proprio orizzonte creativo e come la «cassetta degli attrezzi» poi confluita nei lavori più recenti.[7]
In quel contesto operò con lo pseudonimo di Neupaul Palen,[24][25] e ai mondi virtuali tridimensionali dedicò la propria tesi di laurea specialistica in produzione multimediale all'Università di Bologna, intitolata Second/aria/mente: progettare, costruire e promuovere un'architettura medializzata in Second Life e discussa l'11 marzo 2008 con Pier Luigi Capucci come relatore.[26][27] Nell'ottobre 2008 partecipò con un'elaborazione realizzata in Second Life alla collettiva Silenzi. Attese. Assenze., curata da Grazia Tassi presso lo studio d'arte contemporanea Amphisbaena di Modena.[28] Una sua installazione fu inclusa nella mostra Rinascimento virtuale. L'arte in Second Life e nei virtual worlds, ideata e curata da Mario Gerosa e organizzata dalla Fondazione Sistema Toscana nell'ambito del Festival della Creatività, allestita al Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze dal 21 ottobre 2008 al 7 gennaio 2009 e riproposta l'anno seguente a Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno; le sue opere figurano nel catalogo dell'esposizione.[4][29][25][30][31]
Alla fine del 2007 avviò in Second Life il progetto Second/Aria/Mente Art Studios, uno spazio tridimensionale nato nell'ambito del proprio lavoro universitario.[30] Nel 2008 realizzò in Second Life l'ambiente Neu Starten: il sociologo dei media Giovanni Boccia Artieri lo analizzò come un lavoro dal taglio critico verso lo stesso ambiente virtuale, giocato sui rimandi all'immaginario della realtà virtuale — da Matrix al Bianconiglio di Alice — e sulla decostruzione del punto di vista dell'avatar, fino a mostrare allo spettatore la griglia strutturale della piattaforma.[32] Nei giorni successivi l'architetto e museologo Fabio Fornasari ne diede una lettura parallela sul proprio blog, descrivendo l'ambiente come una sorta di test proiettivo che restituiva all'osservatore la propria interpretazione di Second Life.[33] Nel 2009 prese parte, con lo stesso pseudonimo, al progetto artistico collettivo Le Aziende In-visibili — la Web Opera, promosso da Marco Minghetti e sviluppato in Second Life.[34][35] La sua attività nei mondi virtuali è stata analizzata in una tesi di dottorato discussa nel 2013 all'Università di Artois dalla ricercatrice tunisina Wafa Bourkhis, che vi dedica una sezione: vi legge Second Matrix/Aria Mente come un'«utopia critica del mondo reale», soffermandosi sulla scelta dello skybox sospeso come affermazione di isolamento e sui riferimenti al cinema di fantascienza, da Matrix a Videodrome.[30]
Nel gennaio 2011 una sua parodia della campagna televisiva del Forum Nucleare Italiano fu segnalata sul quotidiano Il Sole 24 Ore dal giornalista Jacopo Giliberto, che la accostò alla contro-campagna di Greenpeace: il video sovrapponeva il testo dello spot ufficiale alla partita a scacchi con la Morte del film Il settimo sigillo di Ingmar Bergman.[24] Il lavoro, diffuso attraverso il progetto soWWWersiva_Mente, fu incluso anche in una rassegna delle principali parodie della campagna pubblicata da GreenMe.[36] Fra il 2011 e il 2014 curò inoltre un blog di satira politica intitolato Il Reality Show, The Sciòvinismo Must Go On!, ospitato all'indirizzo inpastoalsilvio.wordpress.com.[37] Allo stesso periodo risalgono fotomontaggi satirici di argomento politico diffusi in rete attraverso il suo blog di allora, fra cui Scarfake, dedicato a Silvio Berlusconi.[38]
Tra il 2009 e il 2010 Palmacci ideò e condusse Il Popolo della Schiavitù, un'operazione di détournement in forma di satira politica in rete — il cui nome è una parodia di quello del partito Il Popolo della Libertà — dotata di un proprio sito web (ilpopolodellaschiavitu.it)[39] e di un gruppo su Facebook aperto nel luglio 2009.[40] Presentato come uno «psicodramma in rete» volto a interrogare il ruolo del web nella formazione di nuove modalità di partecipazione politica, il progetto diede vita a una surreale compagine governativa che emanava «leggi» e «decreti»; alla vigilia del suo scioglimento il gruppo contava oltre 1500 iscritti.[40] Il sito ospitava un «Manifesto del Popolo», firmato dal «Presidente», che individuava nell'immaginazione l'unico potere riconosciuto e nel dubbio l'unica certezza, e si chiudeva con una citazione di Leo Longanesi.[39] L'esperienza si concluse con un «Congresso destituente» tenutosi al Marriott Hotel di Milano il 29 maggio 2010, concepito come happening e performance fra dibattito, arti visive, musica e video: vi fu annunciata la partecipazione, fra gli altri, del sociologo Pippo Russo, del regista e critico cinematografico Serafino Murri e di Alessandra Lilo, portavoce del Partito Pirata.[40] In quella sede Palmacci si dimise da «Presidente», appellativo con cui viene talvolta ancora indicato.[41]
Attorno al 2023 Palmacci ha avviato Capit Mundi?, un progetto e blog personale — presentato con la formula parodistica di «Società per la Bonifica Multimediale delle Paludi Mentali» — che egli descrive come un «rewind antropogenetico», ossia un riavvolgimento del proprio percorso generazionale per comprenderne il presente.[2][5]
All'interno di Capit Mundi? si colloca FanziNet, definito dallo stesso autore una «anaLogikal Knot Map»: una mappa interattiva in HTML che documenta le fanzine italiane nate dalla subcultura punk degli anni ottanta, trattandole come nodi di una rete analogica fatta di indirizzi postali, lettere, cassette e contatti.[1][2][42] Il progetto, in aggiornamento continuo, ha censito quasi settecento fanzine, di cui oltre seicento numeri completi resi disponibili gratuitamente in formato PDF, in coerenza con lo spirito DIY che le aveva prodotte.[1][3] FanziNet ha ricevuto attenzione da diverse testate musicali e culturali, tra cui Rivista Studio, Rockol, La Testata Magazine e il webzine internazionale IDIOTEQ.[1][2][42][3] Il progetto fu segnalato per la prima volta nel luglio 2025 da Rockol, che ne riportava allora un censimento di circa 650 fanzine, con 290 numeri già disponibili in PDF;[43] nel novembre successivo Maximiliano Bianchi, su Humans vs Robots, ne mise in rilievo la scelta di strumenti tecnici volutamente elementari — una semplice mappa immagine in HTML, in luogo dei siti dinamici basati su database — leggendola come coerente con l'economia di mezzi delle pubblicazioni documentate.[44] Il progetto è censito fra le zine library italiane dalla Zine Library del Barnard College della Columbia University di New York, che lo elenca accanto alla Fanzinoteca d'Italia di Forlì e alla Fanzinoteca La Pipette Noir di Milano.[45] Palmacci ha inoltre dichiarato di essere stato contattato da studiosi e altre istituzioni universitarie che ne avrebbero incluso il lavoro nelle proprie raccolte dedicate alle fanzine.[8] Dal 15 al 17 maggio 2026 il progetto è stato al centro della mostra Prima Nazionale sulle Fanzine degli anni '80 e la musica indipendente, allestita da Capit Mundi in collaborazione con il MEI - Meeting Etichette Indipendenti nell'ambito di Eufonica a BolognaFiere, accompagnata dal convegno Fanzinet: la rete del DIY, al quale intervennero, oltre a Palmacci, lo storico dell'arte Francesco Ciaponi, Laura Carroli autrice della fanzine Attack e Angela Valcavi, autrice della fanzine Amen.[46][47]
Nel 2026 Palmacci ha pubblicato No Capitulation, compilation su vinile presentata come sviluppo del progetto Capit Mundi? e accompagnata da una fanzine intitolata Capitzine?.[48][7] Il disco raccoglie brani attribuiti a otto band immaginarie — Jim Secjelagotch, Punkiderma, TCYTUAH, Noir Honey, Miss Antropussy, Sonic Barabba, M'INCUL POP e Tom Binou and the Ratlickers — ideate da Palmacci e «incarnate» da musicisti realmente attivi nella scena degli anni ottanta; quattro di essi erano già apparsi in un paio di compilation su cassetta pubblicate nel 1985 e 1986 dalla fanzine di Latina Plastica, rintracciati dallo stesso Palmacci durante il suo progetto di «rewind antropogenetico».[48][49][50][51] Nel luglio 2026 Rockit ha reso noti i nomi degli autori coinvolti: fra questi l'agitatore culturale Giacomo Spazio, Tiziana Lo Conte dei Gronge, il chitarrista Claudio Moneta, Vittorio Nistri dei Deadburger, Filippo Panichi, Dario Antonetti e Dario Polvara.[50] La copertina è opera del disegnatore Tanino Liberatore, autore di RanXerox.[48][7][52] Fra i brani si alternano finti spot pubblicitari (le «réclame») riferiti a prodotti immaginari, in chiave di satira sociale e politica.[48] Il disco è stato presentato ufficialmente il 15 maggio 2026 a Eufonica — Salone della musica e delle sue professioni, manifestazione organizzata da Bologna Fiere, nell'ambito della mostra allestita da Capit Mundi dal 15 al 17 maggio.[52][49][46] Recensendolo su Radiocoop, il critico musicale Antonio Bacciocchi ne ha segnalato il carattere eterogeneo, fra sperimentazione, punk, noise e avanguardia, e la cura della confezione.[53] Il disco è stato inoltre recensito da Paolo Miceli su Komakino, fanzine attiva dal 1999 in ambito post-punk e DIY, che ha letto la scelta del vinile come coerente con un'etica del fai-da-te priva di scadenze, ha apprezzato la selezione dei gruppi come un recupero di frammenti del sub-underground italiano e ha descritto l'operazione come un atto di rigore privo di ammorbidimenti, sintetizzando che Palmacci «non costruisce installazioni: costruisce fratture».[54] Una recensione traccia per traccia, accompagnata da un'intervista all'autore, è apparsa su Kukaos Magazine a firma di Carlo Pulici.[49] Palmacci ha inoltre annunciato un happening conclusivo, nel quale alcune delle band immaginarie si esibirebbero dal vivo e le copie invendute del disco verrebbero distrutte, in quello che descrive come un atto finale di non resa,[48] e un seguito del progetto provvisoriamente intitolato Recapitulation.[49]
L'attività di Palmacci è caratterizzata da un impianto dichiaratamente situazionista e da un uso sistematico del détournement, applicato a parole, immagini e suoni, con inflessioni surrealiste e dadaiste e un forte accento sull'etica DIY.[48][7] La sua opera recente è esplicitamente orientata al recupero e alla rivitalizzazione della memoria della controcultura underground italiana.[1][3]