Moro's Not Dead

10 gennaio 2026

Intro: Industria discografica e cadavere del rock


(...) in 1977 to play inept, simplistic, stupid music was to react violently to the pervasive music of the day. Punks did not play that way because they were stupid. They played that way because they thought mainstream rock was stupid (they were right!), self-indulgent and soporific. (Interview with S. Scharader, MRR - aprile 2009)

Every day the seditious seeds planted by 'Sniffin' Glue' and (to a greater extent) 'Ripped & Torn' bear some unlikely fruit. Every day another young editor staggers proudly under the Westway with a new bag of radical reading matter... (S. Dwyer, Sounds, 29-11-80)

Come noto le regole del business avevano progressivamente imposto una serie di pesanti restrizioni, arrivando a cavallo del 1977 al quasi completo controllo dell'industria discografia. Un dinosauro corporativo che proteggeva e faceva fruttare i propri lucrosi interessi nel mito della ribellione rock!

La Summer of Love, infatti era diventata il "cadavere squisito" delle multinazionali, con molti ex hippie ormai ben insediati nei quadri intermedi del sistema musicale: etichette, radio, promozione, distribuzione, i gruppi storici sciolti o definitivamente separati dalle comunità che avevano contribuito a generarli e stanchi epigoni che, approdando ai mega-concerti negli stadi, alimentavano lo spettacolo pre-integrato del rock. L'affermarsi del progressive, con la sua enfasi sulla preparazione tecnico/scenografica, l'assoluta separatezza nei confronti del pubblico, l'attenzione ai party, alla polverina bianca e al conto in banca, unitamente all'annuale prodotto pop da laboratorio (sintetico-transnazionale: Abba) esemplifica alla perfezione tale assassinio. 

Con l'esplosione del punk, a partire dal primo periodo (1976-1979), il mercato viene letteralmente sconvolto da una notevole produzione di singoli che i vari gruppi si auto-producono, senza alcuna intromissione ne' censure operate dalle major: ci si trova a fare i conti con un manipolo di giovani anarchici disorganizzati, che hanno fatto della creatività, dell'improvvisazione e della precarietà la punta di lancia delle loro armi. L'auto-produzione oltre ad abbattere l'intermediazione discografica, dissolve le barriere tra performer e pubblico, determinando la creazione di un circuito basato sul supporto reciproco, il pensiero critico e la cooperazione.

I miti degli anni Sessanta e le prolisse Rockstar degli anni Settanta si ritrovano così, improvvisamente, “nell’angolo dietro la lavagna”. Le nuove canzoni durano in media due o tre minuti, producendo una scarica folgorante di adrenalina. Più in generale, il suono, non rifacendosi ad alcuna regola o tradizione, compie una totale tabula rasa del panorama musicale, aprendo la strada a quanto di più radicale e innovativo si potesse immaginare: la super-accelerazione "pop" dei Ramones, il muro del suono tecno-rumoristico dei Throbbing Gristle, il minimalismo sintetico-elettronico, i primi vagiti mutant-funk... Certamente le contaminazioni reggae-dub in lunga, ricca, proficua sedimentazione dal white reggae vero e proprio sino al sincretismo a tutto tondo azionato dal post-punk che recupera e piega alle proprie particolari esigenze, non solo in chiave ironica, anche elementi colti provenienti tanto dalla classica quanto dagli standard rock più odiati. In particolare nel panorama statunitense, lo stravolgimento e il ribaltamento dei canoni della canzone popular americana, dal folk al blues delle origini, dal rockabilly all'hillybilly, dal country allo psyche-punk dei 60's, vengono piegati alle costantemente rinnovate esigenze della blank generation.


MORO'S NOT DEAD - Il Punk Italiano dal 1977 al 1993 --> SEGUE (Presto Online)

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